... quando incontra un neurone afasico ? ? ? ...elucubrazioni di un lettore seriale.
lunedì 24 dicembre 2018
martedì 31 ottobre 2017
martedì 27 marzo 2012
i condannati
Quando ripenso a questo libro , mi viene da chiamarlo “i comandati “. Suona bene ma c’è un altro motivo . Il libro è pieno di carabinieri , che al solito rispondono “comandi!” ai superiori. Non è vero che rispondono così ma che di carabinieri ce ne siano tanti in questo giallo, questo è ben vero. In realtà comandi lo dice l’ultimo arrivato, che alla fine si scopre uscito dall’apprendistato . Cosi all’inizio si vede l’ultimo arrivato che fa l’autista per il capitano, di qualche anno più anziano di lui, ma non di tanto, a seguirlo nella campagne palermitane, a piedi, in pieno agosto. Chi è stato là magari riconosce i luoghi. Ed il capitano interrogò il pastore :” dove sono i suoi figli ? “ … silenzio . “ E’ vero che non sono a casa?” (Sic… non esattamente ma verosimilmente ) “ nun sacciu… i” e da qui traduco perché sono ignorante e non conosco le lingue. “ i miei figli sono grandi, fanno quello che vogliono, e se vogliono farsi un giro e tornare quando vogliono, facciano pure… “ . Anche se poi il gregge è grande .
Beh ho esagerato un po’, rendendo tutto surreale, ma il giallo a volte lo merita. L’atmosfera varia nel libro. Come i personaggi che hanno, tutti, lo stesso palcoscenico ma è come se vivessero mondi diversi e solo incidentalmente si trovassero coinvolti assieme in una stessa storia da parte dello scrittore. Personaggi centripeti , in fuga dal centro della storia. Proiettati lontani dai propri pensieri che interrompono l’azione che si sta svolgendo. Pieni di fantasie, e castelli in aria. Con pezzi di trama che servono a poco , se non a far vivere un personaggio fuori dallo stereotipo del carabiniere, lavoro e caserma ( mi sto riferendo al capitano ). Tutti i personaggi che vengono messi in discussione dalle loro vite private, sia mafiosi che carabinieri .
L’atmosfera in caserma mi fa pensare allo sceneggiatore di “carabinieri 23esima serie ”, la stessa fatica nel seguire piste difficili, quasi evanescenti, e la stessa eccitazione quando si parte per un’azione. In prima linea.
Nella “casa del male “ le atmosfere sono quelle de La Piovra con un Remo Girone da invecchiato imbolsito e quasi 70 enne.
L’unico personaggio tutto d’un pezzo è il pastore che compare all’inizio. E pure i suoi figli .
E l’ambientazione potrebbe essere quella di Montalbano.
Questa frammentazione nella storia, e soprattutto nei personaggi divisi in due, fa pensare. Riflette qualcosa della realtà . Lo dico per un motivo che ora spiego: L’autore è un carabiniere –giornalista- scrittore .
Se prendete la parola carabiniere e lasciate correre la fantasia, con la briglia un po’ stretta, in cerca di un’associazione , troverete i gradi, ovvero appuntato, brigadiere, tenente capitano o colonnello, forse penserete ad un atleta ( infausto esempio lo sciatore Tomba) , ma non troverete sostantivi di arti liberali. Come giornalista o scrittore. In casi di altre professioni il passaggio è semplice , qui no. Non troverete il carabiniere pittore… eppure ci saranno. O anche meno il carabiniere inventore. Non solo è una questione di tempo, è una questione di “missione” . Il carabiniere come il prete si potrebbe dire “missione senza distrazione “ . Forse perché anche i preti ultimamente hanno cambiato un po’ lo stile di vita, anche i carabinieri si sentono autorizzati a uscire dagli schemi . Quindi l’autore è carabiniere, e non da scrivania, sembra, e poi è andato a fare il giornalista. Ma non è andato lontano: lavora alla rivista nell’arma. E poi Scrittore , ma qui il passo è breve. Ma è anche interessante la sua collaborazione con il giallo Mondadori . Ed i concorsi per scrittori che ne seguono . Forse per questo, i suoi personaggi sono un po’ distratti.
Tornando al libro ed al titolo, se la trama parla di condannati è perché, di sfuggita, illustra una analisi . Mi pare che parlando di Stidda , o provandoci, l’autore mostri una realtà frastagliata ed allo stesso tempo sfumata, del fenomeno mafioso. Che la mafia in certi luoghi sia vista come adatta a mollaccioni di paese . Che forse abbia difficoltà di arruolamento diretto, visto che vuol dire entrare in un’organizzazione dove lo spirito d’iniziativa è spesso un problema più che punto meritorio. Mentre i veri uomini, quelli duri stanno nelle campagne, come il pastore all’inizio del libro. E che questa visione sia presente anche nei paesi, per cui vi sia una potenziale alternativa a Cosa nostra . Che però facilmente quando deve emergere seguendo picciotti , venga alla fine cooptata nella realtà mafiosa di cosa nostra , più istituzionale ed assodata .
Il giudizio complessivo e che si tratta un libro discreto, più interessante per le informazioni a margine che da piuttosto che per la trama o le emozioni che trasmette .
domenica 25 marzo 2012
Rhys Bowen- scacco alla regina.
Ennesimo giallo mondadori, ennesimo autore che non conosco . E dico subito che in fondo , ho già pronta la prova d’appello.
L’ambientazione è originale. Una giovane e spiantata nobile ,nella londra degli anni trenta, si arrangia a campare, con la copertura di un’azienda di pulizie in cui lei è titolare ed unica dipendente . Ma poiché è anche una nobile di un certo livello, si trova coinvolta in trame che sono perpetrate nella dissoluta e spiantata, nobiltà inglese dell'epoca. L’uomo dei suoi sogni ,si materializza periodicamente , dal nulla e forse fa’ parte dei servizi .
In questo caso la regina vuol far conoscere al figlio , quello che sarebbe diventato Edoardo 8° una giovane principessa tedesca per cercare di sottrarlo al fascino perverso di Wally Simpson . Ci riuscirà? Ma come mai fioccano tanti misteriosi omicidi ?
Il mondo esplorato dall’autrice , sfrutta la nota capacità britannica, di essere una società classista e permettere ad alcuni personaggi di vivere all’incrocio di essi . Per cui a questo punto appare naturale passare dall’east end, con il porto ed i dock ai palazzi nobiliari del centro, dalle residenze di campagna signorili alle piccole casette popolari con giardinetto [nel libro sono verso l’Essex (???) ] .
E sempre lady Georgie che deve sobbarcarsi l’inganno di mantenere le apparenze e sbarcare il lunario , in una folla ,a sua volta variopinta e varia. Si va’ dal nonno materno poliziotto di ronda in pensione , al fratello ed alla cognata, confinati nel castello scozzese in ristrettezze economiche, alla madre attrice di qualche fama soprattutto nei rotocalchi e nei pettegolezzi che passa da un matrimonio all’altro, da un flirt all’altro. Il padre si è ammazzato dopo aver perso tutto nella crisi del ’29 ma non senza aver mancato di averla mandata in un esclusivo collegio svizzero , ragion per cui oltre ad essere al verde conosce vizi e difetti di metà della parte giovane della nobiltà inglese. O dei borghesi arricchiti , con cui questi si mescolavano alle feste a base di champagne, caviale e cocaina. E tra questi borghesi , non si può dimenticare la sua migliore amica, la spregiudicata aspirante stilista Belinda.
Dato che il libro è recente non voglio svelare molto e quindi non parlerò della trama , una fantapolitica raffazzonata e approssimativa, ne degli specifici personaggi .
Nonostante l’originalità e le notevoli possibilità , il ritmo è stanco . I pettegolezzi sono divertenti come certi episodi , ma manca spesso l’azione o l’indagine . Nonostante i tentativi di rendere realistico il quadro , sembra in alcuni momenti di vedere totò nell’imperatore di Capri , per come sono descritti questi personaggi , eppure non sono lontani i modi o i volti di “ritorno a Brideshed” . Non si ha profondità in tali episodi. Per esempio la polizia è assolutamente marginale, e sembra che il palazzo reale domini la vita di istituzioni : per esempio non si parla di ministero degli interni . Sembra un giallo poco curato , un po’ superficiale , come i protagonisti del romanzo appena letto. Per caso ho trovato un altro libro e gli darò la prova d’appello.
giovedì 22 marzo 2012
Deon Meyer: Codice cacciatore .
Devo confessarlo. Ci Sono cascato . Avevo un secondo libro di Deon meyer e dopo aver finito il sapore del sangue non ho resistito. D’altra parte avevo un altro libro a portata di mano e ri-scoprire il Sudafrica era una idea troppo forte . Paese bellissimo .
Che ci ho ritrovato ? L’autore vuole scrivere una immagine attuale del sud africa con le sue contraddizioni . Allora sul modello di Wilbur Smith , forse , ha adottato il modello della saga .
Se uno era il protagonista de “il sapore del sangue” ora invece qualche anno dopo, è un altro il protagonista . Un comprimario altrove , protagonista qui. E viceversa per il protagonista . Che diventa qui un personaggio secondario . Quasi un cammeo , una comparsata come nei film o nelle serie televisive .
Ma non solo . Un punto in più . Cambio del nome . Non so se era un errore o pre dire qualcosa di più, ma il personaggio che inizialmente , nella sua vita letterario si chiamava Thobela , e diventa Tiny , ora è Tobela senza h. Non capisco se un errore del traduttore o una scelta consapevole . Ed è alla fine un ritorno alla famiglia . A dei valori dopo decenni di violenza . Quasi che alla fine ci sia la necessità di una grammatica dell’amore, in senso di responsabilità , fraternità , maternità e paternità . Ed un contatto con cose semplici e naturali . C’è in un certo senso molta retorica ma anche forse la necessità di uscire da tutto e la chance di non essere la solita nazione africana, eterna promessa ed eterna delusione . Un po’ come era il Brasile e come ora sembra non essere più . Ed anche il ritorno a casa è una cosa strana . Tobela è con quello che considera suo figlio .Ma che non è con suo figlio di sangue , ma che è il figlio della donna che ama con cui conviveva. E per amore della quale ha cambiato vito. E che alla fine le è stata tolta. La paura domina ancora nella vita di molte persone in Sudafrica . Ma dal principio, la nuova vita di Tobela ,e la fine , il ritorno di Tobela da suo padre , cosa succede in mezzo ?
Un sporca storia di ricatti, servizi e coperture . E di malintesa fedeltà . Nel senso che nulla sembra alla fine avere senso. La missione di tobela si snoda dal nord al sud del paese , on the road, mentre la polizia ed i servizi si mobilitano e la stampa indaga a caccia di scoop.
L’autore sembra voler dire ,che nella vita di ciascuno forse la democrazia non riesce a far presa. Si rischiano le nuove manipolazioni e le vecchie eredità del passato tenderanno insidie al nuovo , che si sperava migliore . E i nuovi inganni , le nuove insidie , al Qaeda e company per intenderci, non lasceranno in pace neppure un paese come il Sudafrica , sembra dire l’autore, perché comunque Gente venduta e gente ingannata . E scene comiche come certi film anni 60 di Hollywood quando anche l’integerrimo detective Spencer Tracy scappava in Mexico con bottino . Al di la’ della storia allora Meyer si chiede che fare e non ha alla fine risposte .
Meyer ha scritto diversi gialli e forse su diversi filoni . Questo libro alla fine mi ha preso meno dell’unico altro che ho letto. Su internet ho letto recensioni di altri romanzi che sembrano positivi . Nel mio caso posso dire che nella tenuta intera del libro nuoce la fuga di tobela per la usa missione mentre l’azione resta spezzata n diversi luoghi . In fondo , per me ,il mondo dei servizi resta quell’inganno e del controinganno . E su tutti la spia che venne dal freddo è un riferimento. In un libro essenzialmente d’azione o ne patisce l’azione o ne patisce l’atmosfera dei servizi . Alla fine resta comunque un ottimo libro .
martedì 20 marzo 2012
tango one
Leather (Stephen) è un giornalista famoso (?) che prima di scrivere ha fatto diversi mestieri. E questi gli hanno , a mio avviso , dato una visione disincantata del mondo dove viviamo. Una visione che i blasonati giornali dove ha scritto , non gli permettevano di mostrare o dichiarare. Leather a mio avviso, ha respirato quella temperie culturale degli anni 80 , inglesi, sostanzialmente libertaria , che da una parte hanno riscoperto valori capitalisti mettendo in soffitta il vecchio Labour, e dall’altro una libertaria più che conservatrice che aveva la spregiudicatezza di fare domande inopportune o scottanti . La legge è sempre buona? La droga è sempre cattiva ? La polizia nella lotta alla droga cosa fa’ realmente ? E soprattutto cosa spinge i poliziotti a fare il loro lavoro?
Da questo tipo di domande escono le proposte anarcoidi , io le considero cosi , in tema di liberalizzazione della droga, di eutanasia , inseminazione artificiale ed economia . Economia ,non per nulla , perché alla fini le analisi e le obiezioni sono essenzialmente economiche . Il contrasto alla droga serve solo per alzare il prezzo e quindi ,paradossalmente , aumentare la delinquenza . Come libertari , alle motivazioni di dissuasione rispetto alle scelte individuali , questo argomento non pare importare assolutamente nulla : “ se vogliono drogarsi , che si droghino …” sembra voler dire l’autore. Ad personaggio del libro che rivendica come la droga distrugga le persone , un altro personaggio risponde “ in questo caso diventa assistente sociale e non poliziotto” .
Questa posizione in Italia non è molto popolare ( proprio come aggettivo popular … più che popolare in italiano ) . La presenza di tante mafie determinanti in varie aree del paese ha sempre fatto presente come alla fine una liberalizzazione avrebbe solo legalizzato il corrispondente canale illegale (v’immaginate Totò Reina che si presenta , legalmente , come uno degli imprenditori emergenti d’italia ? O la mafia come un conglomerato di vendita di cocaina e simili ?) . Ma diciamo anche che , le aree politiche e culturali impegnate nella lotta alle mafie , hanno origine da esperienze di lotta alla tossicodipendenza , e quindi , l’dea della liberalizzazione non mi sembra abbia mai attecchito da quelle parti.
Da qui in poi , chi vuol leggere il libro è meglio che si fermi . D’altra parte ,pubblicato nel 2003 con un titolo originale e poi nel 2005 come l’uomo che uccide ( titolo assolutamente fuorviante ed ingannevole ), non penso di rivelare segreti di stato .
Tornando al libro , avrete capito , che ,Tango one, è il più grosso spacciatore di droga degli UK. Senza pietà , dai caraibi , elimina tutti gli infiltrati che la polizia gli affianca. Ma ha scelto di vivere nei caraibi per stare lontano alla polizia, alla guardia di finanza, ed anche ai servizi segreti tutti mobilitati per raccogliere prove dei suoi traffici. Ma il matrimonio ne soffre. Cornuto della moglie con il contabile. Il figlio, l’unico con cui ha un vero rapporto lo adora ,ricambiato , gli telefona sconvolto di aver trovato la mamma a letto con il contabile. Allora ritorna , ma è senza soldi , con 2 operazioni in corso. E deve ritrovare la moglie ed il contabile per riprendere il controllo della sua vita.
Qui entra in gioco il fatto che la polizia ha inserito 3 infiltrati, speciali. Non tanto agenti al termine di un addestramento, ma gente normale che voleva diventare agente di polizia. Gente che però non sarebbe mai entrata per storie passate .
Alla fine , Tango One , fa i conti con tutti e tre . Non li scoprirà lui . Sarà il capo dell’operazione dell’intelligence a venderglieli, in cambio di tutti i soldi, lasciandogli però la possibilità di concludere un ultimo carico . Tango One ora ha un figlio ed ha deciso di lasciare ma alla fine fa la morale su tutto , legge e poliziotti.
Leather , non è neppure lontanamente parente di Forsyth, l’autore del giorno dello sciacallo o de “il 4 ° protocollo”. Almeno questo è il mio parere . L’ambiguità sta in questo caso solo dalla parte della polizia: infiltrati, corrotti o manipolatori, mentre Tango One , che pure non ha avuto pietà di nessuno ,sembra essere “un angelo” . Anche l’autore sembra essere un ipocrita cosi come accusa le istituzioni . Paradossalmente la stessa sfumatura di grigio anche Tango One la vive ma sembra arricchire l’umanità del personaggio. Il paradoso è quindi che un boss della droga , responsabile di molti omicidi e di traffici, perché vuole bene al figlio e per interesse salva 3 infiltrati , rischia di essere più umano di un poliziotto corrotto o di un infiltrato o persino del gran traditore che per milioni di dollari gli da’ i nomi dei 3 infiltrati. Considerando che Tango One , forse per puro sfregio , lo ha fatto diventare storpio e gli ha cambiato tutta la vita. Però il cattivo è il funzionario traditore e non il boss della droga pluriomicida.
Una nota a margine .Il sesso e gli inglesi. In questo libro vi sono diverse scene ad alto contenuto erotico. Persino di pervertimento . Molto di più della media dei gialli . L’autore non si sforza di considerali nella dinamica del racconto , ma quasi si compiace di metterli , per usare le emozioni del lettore, a suo piacimento . Certo ,si potrà dire che mostrano quello che tutti possono immaginare. Ma alla fine per esempio , nelle storie di mafia più dura, il sesso è marginale ,quello che conta è il potere . Gli inglesi in questo sembrano diversi , sembra che , non avendo la mafia, ma solo gangster di bande occasionali , la cornice erotica esalti la situazione del proibito e dell’illegale . Questa è una mia opinione e non significa chiaramente che sia vera o condivisibile .
Insomma non un grande romanzo a mio avviso .
Etichette:
droga,
gialli,
leather stephen,
sesso,
tango one
Iscriviti a:
Post (Atom)
